Econauta

Caricamento Eventi

Weekend Trekking Isola del Giglio

20 Marzo 2026 - 22 Marzo 2026

 

 

wEEKEND tREKKING AL gIGLIO

Una tre giorni alla scoperta dell’Isola del Giglio, un terra dolce e selvaggia, ricca di storia e natura. Per assaporare la magia del vivere isolano, tra splendidi scenari di terra e di mare percorrendo spettacolari sentieri sempre vista mare, ricchi di profumi e luce mediterranea.

IL PROGRAMMA

Ritrovo a Giglio porto nel pomeriggio (nave da Porto Santo Stefano h15,00)

Sistemazione e prima escursione per iniziare a conoscere l’Isola del Giglio.

Dal Porto al Castello Distanza Km 2,6 Dislivello + mt 440.

Partiamo dal porto camminando lungo il pittoresco lungomare per poi iniziare a salire ripidamente dai vicoli che risalgono il Monticello, fino a raggiungere l’imbocco della famosa mulattiera che per secoli ha collegato il Porto al Castello. Si risale lo storico selciato tra boschi di leccio e grandi placche di granito godendo di uno spettacolare panorama sul porto e sulle scogliere circostanti , mentre le possenti mura medioevali della Fortezza Aldobrandesca ci dominano dall’alto. Circondati da un panorama che ad ogni passo diventa più ampio, rapidamente raggiungiamo i bastioni di Giglio Castello, meraviglioso borgo medioevale, luogo di rara bellezza e armonia dove il tempo sembra essersi fermato. Entriamo nel Castello dalla stretta via della vecchia porta e ne visitiamo i suggestivi vicoli ricchi di richiami storici che ci raccontano le tante peripezie che questo borgo fortificato ha dovuto subire nel corso dei secoli. Visitiamo la chiesa di San Pietro Apostolo dove si conserva la famosa ulna miracolosa con la reliquia del braccio di San Mamiliano e la cinta muraria con le sue dieci torri e il camminamento di ronda, per poi raggiungere nel punto più alto del castello la poderosa Rocca Aldobrandesca che da dieci secoli domina inviolata tutta l’Isola. Ci spostiamo per ammirare il tramonto dal punto più panoramico dei bastioni che dominano tutto l’Arcipelago Toscano e la grande Corsica. Rientro al porto con bus di linea. Cena e pernottamento.

La vetta e la costa sud Distanza Km 17,5 Dislivello complessivo + mt 1230

Giornata intensa, ricca di sorprese e bellezza.

Archeologia, storia, geologia, ampi panorami, flora spontanea, cultura contadina.

Lasciato il porto imbocchiamo la ripida via delle Pietraie che risale la valle di San Giorgio, è un percorso che oltre ad essere molto bello, racconta tanta storia Gigliese. Le greppe (i muri a secco dei terrazzamenti) fiancheggiano il primo tratto del sentiero che ripidamente ci fa raggiungere i ruderi della piccola chiesa campestre di San Giorgio edificata a fianco dell’omonima sorgente, la più importante dell’Isola, che forniva acqua potabile alla popolazione, per questo motivo era un importante punto di incontro per i Gigliesi. È un luogo che emana sacralità, la dimensione modesta e la forma angusta del rudere, unite alla vicinanza  della sorgente, fanno pensare a un Mitreo dell’antica Roma o comunque a culti precristiani. Il sentiero continua ripido tra le pietre dei muri a secco e grandi lisce granitiche, raggiungendo anche una rigogliosa lecceta, per poi raggiungere il crinale dell’Isola appena a meridione del borgo del Castello. Il sentiero prosegue panoramico con un affaccio mozzafiato sul lato di levante dell’Isola e dopo un tratto in pineta raggiunge l’aria archeologica di Cote Ciombella, una radura dominata da un grande monolite di granito scolpito dal vento, circondato da altri massi granitici e considerato il sito megalitico più importante dell’Isola. È sicuramente un luogo di grande fascino e di austera e arcaica bellezza. Il nostro percorso continua lungo il panoramico crinale che scorre verso sud dominando tutta l’isola, con la Corsica a disegnare il confine di ponente e la Toscana a levante. Con una breve deviazione puntiamo verso una grande croce e raggiungiamo il Poggio della Pagana, la vetta più alta dell’Isola con i suoi 496 m slm e dopo qualche minuto di sosta proseguiamo tra granito e macchia avvolti dai profumi della primavera isolana. Il sentiero punta verso il cuore del Tirreno con la luce calda e luminosa che si irradia e risplende riflessa dal mare illuminando paesaggi d’incanto e risvegliando ricordi e arcaiche memorie tra mito, leggende e fantasie. La discesa lungo la dorsale Gigliese esalta la bellezza dell’Isola e ne fa capire l’importanza nelle antiche rotte di navigazione e nella storia del Mare Nostrum. Con il faro del Capel Rosso ormai in vista e la sagoma di Giannutri sempre più evidente, ci avviciniamo all’estremo sud dell’Isola. L’ambiente si fa più brullo tra graniti e cespugli sempre più bassi, fino ad incontrare un vigneto eroico che si staglia geometrico nell’arsura tra cielo e mare e una piccola cantina con le pareti colorate dal bianco accecante della calce. Il respiro del salmastro si intensifica e si miscela con le essenze di ginestra spinosa, elicriso e rosmarino, che insieme ai fichi d’india colorano il giallo sbiadito della scogliera. Siamo al faro del Capel Rosso struttura costruita nel 1883 per conto della Regia Marina a 90 metri sul livello del mare, che nella notte irradia la sua luce rotante per 23 miglia. Raggiungiamo il promontorio più meridionale del Giglio con le arcigne scogliere che si tuffano nelle trasparenze smeraldine del mare, è questo uno dei luoghi più potenti e selvaggi dell’Isola, merita una pausa contemplativa con lo sguardo che si perde nel mare cobalto e oltre la sagoma di Giannutri nel blu infinito. La nostra giornata prosegue risalendo in direzione nord l’Isola, tra eriche, ginestre, lentischi e tracce di coltivi ormai abbandonati. Ci spostiamo leggermente a levante rispetto al crinale fino ad incontrare un comodo sentiero, per poi incrociare il viottolo che scende verso la costa orientale, con l’Argentario dirimpetto scendiamo tra macchia e coti incontrando anche un piccolo Dolmen. Le splendide spiagge delle Cannelle e delle Caldane si avvicinano velocemente, mentre la via scorre lungo il ripido pendio circondato da greppe ricoperte di cisto. Raggiunta la spiaggia delle Cannelle ci spostiamo lungo costa per camminare sui bei graniti di Capo Marino e dopo una meritata sosta a fil di mare, riprendiamo il cammino lungo la via costiera per ritornare tra le mura del porto lasciate in mattinata.        

La costa nord, le vigne, i palmenti e le ex miniere Distanza Km 13 Dislivello + mt 830

Giornata dedicata alla scoperta della parte settentrionale del Giglio, lungo i sentieri costieri che ci porteranno dal porto alla punta del Fenaio, per concludere il cammino sulla grande spiaggia di Campese. Lasciate le colorate case del porto ci incamminiamo verso la Baia dell’Arenella, dall’alto ammiriamo la Punta del Lazzaretto e i liscioni granitici di cala Piccione che si tuffano nel mare smeraldo e poi raggiungiamo la spiaggia dell’Arenella dove si possono ammirare anche i resti delle antiche cave di granito.  Lasciato il mare, cominciamo a risalire l’antico sentiero che tra muri a secco e palmenti abbandonati ci porta fino a incrociare la provinciale in località Scopeto, un breve tratto ombreggiato ci porta al vertice di una morbida collina dove incontriamo a 310 metri d’altezza il grande edificio del faro delle Vaccarecce, inaugurato nel 1865 è stato il primo faro dell’Isola, è anche il più grande, ma non funzionò mai bene per il fatto che spesso era avvolto da nebbie e dopo pochi anni venne abbandonato. Il sentiero prosegue dolce prima sotto la pineta e poi tra terrazzamenti in parte ancora coltivati a vite. Proseguendo dall’alto ammiriamo uno degli esempi più spettacolari della così detta agricoltura eroica, sotto di noi in direzione della Cala del Morto lungo una stretta valle dai pendii estremamente ripidi, la mano dell’uomo con ostinata tenacia e maestria ha disegnato corti terrazzamenti dalle eleganti sinuosità che scendono fino a lambire le trasparenze marine esaltate del bianco delle scogliere granitiche. Siamo arrivati nel punto più settentrionale dell’Isola e sotto di noi appare l’inconfondibile sagoma del faro del Fenaio, costruito sulla punta omonima con la lanterna a 39m slm. Il faro è attivo dal 1883 come quello del Capel Rosso e guarda a nord, verso il cuore dell’Arcipelago Toscano. Per l’ampio panorama e le nude scogliere del promontorio scolpite dal mare, è uno dei luoghi più suggestivi del Giglio e merita una sosta contemplativa. Continuiamo camminando sul lato di ponente del promontorio ammirando le favolose trasparenze marine intorno alla punta delle Secche. Il sentiero sempre agevole continua tra macchia, fichi d’india e coltivi ancora attivi, con i bassi vitigni di ansonica che disegnano il paesaggio insieme ai tipici palmenti Gigliesi e alle coti rotonde erose dal mare. Con lo sguardo che si allarga verso il faraglione di Campese e l’isola di Montecristo, proseguiamo fino a ritrovare il mare alla scogliera di Punta Chiara e poi costeggiando fino a raggiungere i liscioni granitici sul margine orientale della spiaggia di Campese, qui troviamo un altro simbolo  dell’Isola, la torre del Campese la più grande torre costiera a base circolare del Tirreno costruita su uno scoglio e collegata all’Isola da un piccolo ponticello. Costruita all’inizio del 1700 sui resti di una torre preesistente per contrastare le incursioni barbaresche e la pesca del corallo da parte dei napoletani. Terminata la funzione difensiva fu disarmata nel 1861 e successivamente venne acquistata da privati. Il più illustre proprietario della torre fu  Enrico Alberto d’Albertis, ricco genovese che fu un grande navigatore di fine ottocento e inizio novecento, stimato esploratore e autore di libri, fu famoso anche come costruttore di meridiane. Alla base dello scoglio sul lato interno si trova il piccolo porticciolo, perfetto per piccole barche. Camminiamo lungo la spiaggia più grande dell’isola fino al lato di ponente per imboccare un sentiero che passando anche dalla minuscola spiaggia del Pertuso, ci condurrà alla Punta del Faraglione. Questa è l’unica zona del Giglio a non essere granitica. L’odore dello zolfo che si miscela ai profumi della macchia e al salmastro del mare, i colori aranciati che caratterizzano questo tratto, insieme ai resti del pontile di carico del minerale e un ultimo traliccio, ci ricordano il passato minerario di questa parte dell’Isola. Le miniere per l’estrazione della pirite sono state attive dal 1938 al 1962 con gallerie che raggiungevano oltre 100 metri di profondità. Velocemente ci troviamo davanti al Faraglione, altra immagine iconica del Giglio, che finalmente ammiriamo da vicino dopo averlo visto in lontananza da svariate quote e angolazioni. Ritorniamo infine sulla spiaggia di Campese per una pausa rilassante, prima di ritornare al porto in bus e prepararsi a salutare l’Isola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREZZO

430 euro a persona in camera doppia

Piccolo Gruppo
Min 4 – Max 8 partecipanti

LA QUOTA COMPRENDE

Qualità e privilegio del piccolo gruppo


3  escursioni trekking guidate.

Visita del Porto e del Castello.
2 notti in camera doppia B&B

Assicurazione RC

LA QUOTA NON COMPRENDE

Biglietto traghetto per il Giglio a/r (su richiesta)

Cene e pranzi al sacco

Spostamenti autobus/taxi sull’Isola

Supplemento singola (se disponibile)

CONTATTI

Info e Prenotazioni
Mob +39 333 2653079
Tel +39 0565 976707
Mail: info@econauta.net
www.econauta.net

Il programma è soggetto alle condizioni meteo e può subire variazioni.

Dichiaro di aver letto ed accettato le norme sulla privacy di questo sito web